Itinerario rurale

Itinerario dell'artigianato: l'arte dell'intreccio ad Acquarica del Capo

Il Salento è una terra ricca di tradizioni che, grazie al lavoro di esperti artigiani, si sono tramandate nel corso dei secoli. Una di queste è l'arte dell'intreccio del giunco che ha il suo centro di produzione più importante ad Acquarica del Capo, un piccolo paese di origine medievale nelle vicinanze di Capo di Leuca.

La pratica dell'intreccio del giunco palustre per produrre cestini è documentata fin dalla fine dell'Ottocento. In quel periodo le donne del luogo, le "spurtare", iniziarono questa attività sia per avere dei contenitori in cui riporre i prodotti per la terra, sia per avere un oggetto da poter barattare in cambio di cibo durante i periodi di crisi.
L'elevata qualità della fattura uscì ben presto dai confini del Salento, tanto che i cestini cominciarono ad essere richiesti anche all'estero.
Da allora si sono affermati come prodotto tipico locale e passeggiando per le vie di Acquarica del Capo è possibile ammirare i maestri artigiani ancora impegnati nell'arte dell'intreccio.

Se l'argomento vi affascina e volete sapere tutto della lavorazione del "palheddu", come è chiamato il giunco nel dialetto locale, dovete assolutamente fare una visita, ad ingresso gratuito, al Museo del Giunco Palustre di Acquarica.
Qui è possibile immergersi nella storia e vedere passo passo come quest'arte è nata e si è tramandata fino ai nostri giorni.

Non abbiate timore, non si tratta di un vecchio museo polveroso, bensì di un percorso studiato ad hoc tra ricostruzioni ambientali che mostrano le varie fasi della lavorazione del palheddu: la raccolta nelle zone paludose dell'Avetrana, effettuata dagli uomini, era seguita dalla bollitura, essiccatura e zolfatura. Mentre la lavorazione vera e propria era riservata alle mani abili delle donne, che passavano ore ed ore sedute a terra a rendere malleabili i fili di giunco, bagnandoli in bacinelle d'acqua per poterli poi intrecciare.
Da non mancare, tra le curiosità esposte nel Museo, il presepe realizzato circa mezzo secolo fa dalla signora Addolorata Olimpio, una donna locale erede della tradizione delle spurtare.

Itinerario escursionistico lungo le vie del sale

Un percorso poco conosciuto, che chiunque decida di trascorrereuna vacanza nel Salento dovrebbe includere come interessante escursione, è quello rappresentato dell’antica Via del Sale.

La raccolta del sale è stata un’attività secolare che si è svolta fino agli anni sessanta e che avveniva all’interno di apposite vasche, scavate nelle rocce della scogliera, per poi essere trasportato attraverso dei tratturi che, dal mare, raggiungevano l’entroterra.

Con la complicità della bassa marea e grazie  alla presenza di questi contenitori naturali rappresentati dalle cavità che si aprivano all’interno delle scogliere, andava ad accumularsi il sale che essiccava al sole, approfittando del mare che, ritirandosi, lo lasciava asciugare al sole.

La cornice che fà da sfondo al sentiero è caratterizzata dai tipici  muretti a secco e dalle pajare, tipiche di questo territorio e risalenti a molti secoli fa: un autentico patrimonio artistico culturale che la cittadina di Corsano, ha cercato di conservare in modo integrale insieme al Parco – Museo del Sale.

I "tratturi" partono da Corsano giungendo fino al mare e quello più antico è senza dubbio quello di Nsepe, risalente al Settecento.

Questi sentieri erano le vie percorse dai contrabbandieri di sale, che vivevano di questa attività considerata illegale, spesso unica fonte di sopravvivenza per una popolazione spesso senza risorse.

Oggi, è possibile ammirare questi vecchi percorsi che si snodano all’interno di un habitat ancora immutato nel tempo: partendo da Corsano, la Via del Sale è contraddistinta da una precisa segnaletica che aiuta il visitatore a percorrere esattamente i sentieri fino a giungere al mare.

Volendo effettuare questa escursione all’interno del Parco Naturale Regionale Costa Otranto, Santa Maria Leuca e Bosco Tricase, si deve partire dalla località Scalamasciu a Marina di Corsano raggiungendo con mezzi propri la strada litoranea SP 358 Leuca-Otranto lasciando l’auto a Marina La Guardiola.

Si devono considerare circa tre ore e mezza di camminata che porterà a Scala Preula, Munteruno, Rusia, Scala Munte e N’zepe-Bortoli.

ITINERARIO RURALE: La Campagna, Le Masserie e i Frantoi

La Terra di Leuca è costituita in buona parte da campagne, boschi e coltivazioni. L'economia stessa della zona si è basata per millenni sulle potenzialità agricole e rurali del territorio. Testimonianza di questa naturale tendenza del territorio sono le ampie coltivazioni di ulivi, i terrazzamenti sui declivi delle serre, le abbondanti coltivazioni di verdure e frutteti. La cultura rurale della civiltà salentina si manifesta nelle varie costruzioni disseminate nelle campagne: pozzi artesiani, muretti a secco, “pajare”, frantoi i pogei, masserie.

Come detto in precedenza l'elemento maggiormente caratterizzante della zona di Leuca è l'olivo, l'affascinante, l'onnipresente, il secolare olivo. La coltura degli olivi risale già all'epoca romana, quando l'olio veniva utilizzato principalmente nella preparazione di unguenti e cosmetici. Fu solo nel XI secolo che la coltura acquisì una certa importanza grazie al lavoro dei monaci basiliani, i quali insegnarono alle popolazioni locali le tecniche di estrazione e produzione dell'olio. Ad oggi, in Salento, si stimano circa venticinque milioni di alberi di olivo.

Le prime strutture per la macina delle olive e l'estrazione dell'olio erano i frantoi o “trappeti” ipogei: si trattava di strutture sotterranee scavate nella roccia dedicate alla produzione dell'olio di oliva. L'ambiente tiepido che si creava grazie ai lumi accesi e alla fermentazione delle olive facilitava l'estrazione dell'olio.

Ad Acquarica del Capo sono segnalati nove trappeti a grotta, ubicati nel casale di Gelsorizzo e intorno al Castello quadrangolare d'origine normanna, cioè nel centro antico del paese. A Castrignano del Capo si trovano una serie di frantoi ipogei disseminati nei vicoli del suggestivo Borgo Terra; a Specchia se ne incontrano vari nel centro storico, mentre a Morciano di Leuca ne sono stati individuati diciannove. Tuttavia, il territorio del comune di Presicce è quello con il maggior numero di trappeti a grotta. I più antichi si trovano sulla Serra di Pozzomauro e sono stati ricavati scavando nella roccia calcarenitica; ve ne sono numerosi lungo il percorso individuato tra via M.Arditi, piazzetta Villani, via Castello, piazza del Popolo e via A.Gramsci. Da alcuni scritti conservati presso la biblioteca comunale apprendiamo che, con ogni probabilità, nel 1600 Presicce contava ben ventitre trappeti a grotta. Si ritiene, inoltre, da testimonianze verbali, che questi frantoi siano stati utilizzati fino al secolo scorso. Molto suggestivo è, infine, il Frantoio di Donna Marina Colona a Taurisano: il frantoio è annesso al settecentesco Palazzo dei Colona. E' situato a otto metri di profondità e custodisce una parte delle strutture originarie tra cui una macina in pietra e alcune mangiatoie

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Un’altra struttura tipica della vita e della cultura rurale salentina è la masseria. Le masserie erano l’espressione di un’organizzazione economica legata al latifondo. In pratica, si trattava di grandi aziende agricole spesso abitate dai proprietari terrieri e dagli stessi contadini. Molte delle strutture masserizie si presentano fortificate con mura e torri, corredate di caditoie e feritoie, destinate a garantirne la difesa. Le costruzioni ricordano le antiche case a corte, in cui dal grande cortile interno si accedeva alle varie stanze e locali destinati al deposito di foraggi e raccolti o ad accogliere gli animali da allevamento. Spesso erano dotate anche di frantoi, mulini, pozzi, granai e cisterne. L’origine di queste strutture è databile tra il Cinquecento e il Seicento, quando la Spagna, per approvvigionarsi di cereali, concesse la licenza di ripopolamento ai nobili del Regno delle Due Sicilie. Ad Acquarica si trova la Masseria di Gelsorizzo, una monumentale masseria fortificata risalente alla prima metà del XVI secolo composta da alcuni vani adibiti al bestiame o al raccolto e da una torre a pianta quadrata con feritoie e caditoie. Accanto ad essa troviamo la torre colombaia, edificata nel 1550 dalla famiglia feudale dei Guarino. Spostandoci nel territorio di Presicce, troviamo alcune masserie di particolare importanza culturale: Masseria del Feudo situata fra Presicce e Lido Marini; Masseria Tunna, concepita originariamente come avamposto fortificato di guardia collocato tra gli insediamenti rurali; Masseria Celle che si estende all'interno di una vasta piana coltivata ad olivi e caratterizzata da numerosi casini di campagna. Più a Sud, la zona di Salve è costellata di queste strutture rurali, specialmente sulle Serre che si estendono tutto intorno ad essa: Masseria Borgin, consistente in una torre, due cortili e una serie di vani per gli animali e altre attività agricole; Masseria Don Cesare, sulla Serra dei Giati, chiamata anche “masseria delle paludi” dalla zona acquitrinosa su cui sorge; Masseria del Fano, situata sui pendii dell'omonimo canalone; Masseria Pali, vicina al centro abitato di Torre Pali; Masseria Santo Lasi, che sorge lungo la strada rurale che conduce all'omonima cappella. Risalendo verso Tiggiano si incontra la Masseria Matine, situata in un'ampia piana circondata da uliveti; essa consiste di una torre fortificata, una corte interna, un giardino con torre colombaia e diversi vani destinati agli animali o al deposito di materiali e raccolti. A Specchia, sulla cresta di una serra, si trova la Masseria Cardigliano, meglio conosciuta come Borgo Cardigliano: fu costruita in periodo fascista ed era destinata alla produzione del tabacco. La masseria si compone di alcune unità abitative, una chiesa, alcune stalle, depositi, vani per la lavorazione del tabacco e uno spazio ad uso collettivo. A Ruffano si trova l’omonima Masseria Cardigliano di Sotto, che consiste di due strutture: quella a valle, costruita nel 1408, che veniva utilizzata dal massaro e quella sulla cresta della serra, utilizzata per l'allevamento degli ovini. Infine, spostandoci verso del territorio di Taurisano troviamo: Masseria Bianca, così chiamata per il colore del suo intonaco; Masseria Grande, costruita nel XVI secolo, ma ormai in rovina; Masseria di Varano, che presenta alcune tracce di un insediamento bizantino e di una struttura fortificata.

 

L’ITINERARIO:

  • RUFFANO: Masseria Cardigliano di Sotto; Museo della Civiltà Contadina;
  • TAURISANO: Masseria Bianca; Masseria Grande; Masseria di Varano; Frantoio di Donna Marina Colona;
  • SPECCHIA: Borgo Cardigliano; Frantoi Ipogei;
  • TIGGIANO: Masseria Matine;
  • CASTRIGNANO DEL CAPO: Masseria Palamita; Borgo Terra; Frantoi
  • MORCIANO DI LEUCA: 19 frantoi ipogei;
  • SALVE: Masseria Borgin; Masseria Don Cesare; Masseria del Fano; Masseria Santo Lasi; Masseria Pali;
  • PRESICCE: 23 trappeti a grotta; Masseria del Feudo; Masseria Tunna; Masseria Celle; Museo della Civiltà Contadina;
  • ACQUARICA DEL CAPO: Masseria di Gelsorizzo; 9 trappeti a grotta.
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