Itinerario artistico a Gallipoli: la fontana greca rinascimentale

Chi visita il Salento non può non fermarsi a Gallipoli e raggiungere, vicino al ponte che si trova nelle adiacenze del castello, quella che è la più antica fontana d’Italia.
Almeno questo è quanto si pensava in origine, credendo che la scultura dallo stile greco-romano risalisse addirittura al III° secolo a.C. fin quando, degli studi hanno appurato che la sua datazione dovesse essere ricollocata all’epoca rinascimentale. Non tutti però concordano con questa rivisitazione per cui, l’oggettiva epoca, resta ancora sconosciuta.

Quello che è documentato ci dice che la fontana si trovava nella zona delle terme e che fu spostata nel 1548 vicino alla scomparsa chiesa di San Nicola ma che due anni dopo, fu nuovamente smontata e collocata dov’è attualmente.
La costruzione si compone di una parte che guarda a nord-ovest e un’altra che è rivolta a sud-est. E’ composta da tre blocchi con quattro cariatidi che tengono la ricca architrave che fa raggiungere l’altezza della fontana a ben cinque metri.
La facciata è impreziosita da bassorilievi che descrivono le metamorfosi di tre figure mitologiche: Dirce, Biblide e Salmace.

E’ la parte più artistica di questa opera che, in passato per via dell’abbeveratoio posto nella parte inferiore, veniva usata per dissetare gli animali che passavano da quelle parti.
L’iconografia di Dirce, racconta della sua trasformazione in una fontana di Tebe avvenuta per volere di Dioniso, un dio greco che preferì questa punizione a quella della morte che Dirce aveva meritato per aver abbandonato i neonati di una sua nipote.
Altra trasformazione rappresentata nei bassorilievi è quella di Biblide, figlia di Mileto che si innamorò di suo fratello che fuggì da lei provocando una estenuante ricerca terminata solo quando lei cadde stremata, piangendo. Fu allora che gli dei ebbero comprensione di Biblide e la trasformarono in una fontana.

Ultima serie di bassorilievi riguarda la metamorfosi della ninfa Salmace, invaghita di Ermafrodito al quale chiese di poter essere abbracciata da lui mentre supplicava gli dei di mantenere per l’eternità quel contatto. Le divinità la accontentarono, unendo i due sotto forma di una fontana ma sollevando le ire di Ermafrodito per il suo tragico destino.
Arricchisce la parte superiore, lo stemma di Gallipoli e le insegne di Carlo III di Borbone, databili 1765.

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