ITINERARIO STORICO-ARCHEOLOGICO: Le origini del Capo di Leuca

La Terra di Leuca affonda le sue origini nell'età del Bronzo, quando il Salento fu abitato da popolazioni indoeuropee, provenienti dalle Alpi. Gli antichi megaliti sparsi nei vari centri del basso Salento sono la testimonianza di un passaggio umano in tempi molto antichi: il menhir Sajetti a Taurisano, quelli nelle campagne di Acquarica del Capo e di Salve, il Menhir di Ussano a Giuliano, i due menhir di Arigliano, i Dolmen di Salve e Ugento.

Momento importante per la storia del Salento fu l'epoca messapica. I messapi erano un popolo proveniente con ogni probabilità dall'Epiro e dall'Illiria; il termine vuol dire “popolo tra i due mari” e fu utilizzato già in tempi antichi dai popoli greci che colonizzarono la zona del Salento intorno al IV secolo a.C. I Messapi popolarono la zona a partire dal V secolo a.C. ed erano un popolo dedito all'allevamento, all'agricoltura, alla produzione di ceramica e bronzi.  Tra Lecce e Santa Maria di Leuca, sono censiti ben sette centri messapici. Nell’area Capo di Leuca sono disseminati  resti della civiltà messapica, dalle cinte murarie alle tombe, dai corredi funerari ai monumenti. Particolari monumenti caratteristici dei popoli messapici erano le specchie: cumuli di pietra a forma conica che i Messapi utilizzavano come punto di avvistamento o come sistema di demarcazione territoriale; le campagne salentine sono disseminate di queste strutture, ne sono esempio quelle ritrovate a Corsano o la specchia Silva a Taurisano.

Ad Alessano la presenza di insediamenti di epoca messapica è testimoniata dai rinvenimenti rupestri dell’area intorno alla città, come resti della cinta muraria del IV secolo a.C. e alcune tombe, scoperti in tempi recenti nella frazione di Montesardo. A Ugento restano alcune strutture di origine messapica e una necropoli scoperta tra il 1986 e il 1987. La cinta muraria fu eretta nella seconda metà del IV secolo a.C. In origine era lunga quasi cinque chilometri e larga circa sei metri. Il tratto meglio conservato si trova sulla strada per Taurisano presso la località di Porchiano. La necropoli si trova in località Sant’Antonio, sulla strada per Casarano. Essa trae le sue origini tra il VI e il II secolo a.C. ed è costituita da una trentina di tombe scavate nella roccia tufacea, un tempo intonacate e ricoperte di decorazioni rosse e blu; all'interno delle stesse sono stati ritrovati corredi funebri, tra i quali ceramiche di produzione locale. Un altro sito di grande valore storico-archeologico è situato a Salve: si tratta dei resti di un insediamento messapico risalente al VI secolo a.C. che si estende per circa tre ettari; il sito viene chiamato “Li Fani”. Le fortificazioni sono costituite da un muro a grossi blocchi e una porta d’ingresso. Gli scavi condotti dall'Università di Sydney, hanno messo in evidenza delle fasi costruttive più antiche, riferibili alle fortificazioni dei precedenti insediamenti dell'età del Bronzo e del Ferro. In questa zona, nel 1930, venne ritrovato il cosiddetto Tesoretto di Salve, un tesoro composto da 68 monete d’argento: 31 stateri di alcune delle principali città della Magna Grecia, 35 pegasi battuti da alcune zecche dell’Acarnania e uno coniato da una città della Magna Grecia, 1 quadrigato di Roma. L'arco cronologico relativo alla coniazione e all’utilizzo di queste monete va dal VI secolo a.C. al III secolo a.C. Il tesoretto originale è custodito presso il Medagliere del Museo Nazionale di Taranto mentre a Salve presso Palazzo Ramirez se ne può ammirare una fedele riproduzione. 

Probabilmente la più importante testimonianza della presenza del popolo messapico è l’antica città di Vereto, nei pressi di Patù. Vereto era un'antica città messapica che rappresentò un importante centro per il commercio, sia con la Grecia che con la Magna Grecia. Gli abitanti costruirono un porto nella vicina baia di San Gregorio i cui resti sono visibili sul fondo del mare. Divenne municipio romano, fu inserita con altri centri messapici sulla via Traiana (106 d.C.) e poi nel IX secolo fu rasa al suolo dai Saraceni. Attualmente restano visibili le fondamenta delle mura della città e alcune sepolture. Sempre a Patù è presente un altro monumento di grande valore archeologico risalente, però, ad un periodo più tardo, il IX secolo: il mausoleo chiamato “Centopietre”. Questa struttura funeraria fu costruita sulla tomba del cavaliere Geminiano, messaggero di pace massacrato dai saraceni subito prima della battaglia finale tra cristiani e islamici nel 877. Nel 1873 è stato classificato Monumento Nazionale di seconda classe. La struttura, di forma rettangolare, è stata costruita con cento blocchi di roccia calcarea provenienti dalle rovine dell’antica Vereto. L'interno del mausoleo presenta diversi strati sovrapposti di affreschi del XIV secolo. In epoca medievale il tempio fu trasformato in chiesa paleocristiana.  

In ultimo, ma non meno importante, l’insediamento rupestre di Macurano (Alessano) rappresenta uno degli esempi di insediamento dei monaci Basiliani nell’area salentina intorno all’anno Mille. Si tratta di un luogo simbolo della cultura dell'olio, per la presenza di due frantoi ancora utilizzati: trappeto Sauli e trappeto Santa Lucia. I monaci Basiliani costretti a fuggire dall'impero bizantino a causa delle persecuzioni dell’imperatore si rifugiarono in Puglia e Calabria. Trovato rifugio a Macurano, i monaci si dedicarono all'agricoltura insediandosi in un complesso composto da 31 cavità in parte naturali in parte artificiali. Nel Cinquecento venne, poi, costruito un complesso masserizio.

L’ITINERARIO:

  • TAURISANO: Menhir Sajetti, tombe messapiche, Specchia Silva
  • UGENTO: mura e necropoli messapiche
  • ACQUARICA DEL CAPO: menhir
  • ALESSANO: cinta muraria e tombe messapiche a Montesardo; insediamento di Macurano
  • GAGLIANO DEL CAPO: menhir della Croce e menhir Spirito Santo
  • CASTRIGNANO DEL CAPO: menhir di Ussano (Giuliano)
  • SALVE: sito “Li Fani”, il Tesoretto, dolmen (Pescoluse)
  • PRESICCE: specchia di Pozzomauro
  • PATÙ: resti dell’antica città di Vereto; monumento “Centopietre”
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