Otranto

Itinerario guidato nel centro storico Otranto

Itinerario guidato nel  centro storico Otranto

La splendida città di Otranto, adagiata sulla costa adriatica del Salento, è famosa per il suo particolare centro storico, il borgo antico, fatto di un labirinto di stradine e di vicoli tutti intrecciati fra loro con svolte improvvise.

L'ingresso del borgo antico è costituito da una maestosa porta risalente all’epoca napoleonica,
Porta Torre che immette in una piazzetta a forma di triangolo: questo spazio era un tempo adibito a piazza d'armi ed è delimitato da un'imponente muraglia che racchiude tutto il borgo antico ed è intervallata da due torri, Torre Duchessa e Torre Ippolita.

Di fronte a Porta Torre troviamo una costruzione ricavata dall'unione di due torri aragonesi, chiamata Torre Alfonsina in onore di Alfonso d'Aragona e costruita nel 1481: Alfonso d'Aragona liberò Otranto dall'oppressione turca e all'interno della costruzione si trova un tunnel che porta nel cuore del centro abitato.

Percorrendo l'intreccio di stradine si può ammirarne la particolare pavimentazione a chianche consunte e lucenti, fatta in modo da aumentare il fascino del borgo antico.
Il principale vicolo del centro storico si chiama Corso Garibaldi: si tratta di una stretta via delimitata in maniera sparsa da grosse palle di granito che un tempo venivano usate dagli abitanti per contrastare i nemici.

Lungo Corso Garibaldi si trovano numerosi negozietti che vendono prodotti tipici e oggetti dell’artigianato salentino:e da qui si snodano tutte le stradine del centro che conducono ai principali edifici storici, risalenti a diverse epoche.

Troviamo la Basilica di San Pietro proprio al centro, poi la Cattedrale ed il Seminario nella parte più alta: il Castello Aragonese rimane invece in direzione del mare ed è circondato da un grande fossato. Alla fine di Corso Garibaldi troviamo Porta a Mare che si dirige attraverso il porto. Non mancano nel centro storico ristoranti, pizzerie e trattorie dove si possono gustare le specialità tipiche del Salento: i più caratteristici sono sicuramente quelli che si trovano sul Bastione dei Pelasgi e che si affacciano sul porto, da dove si gode di un panorama stupendo.

Itinerario naturalistico: Torre Sant'Emiliano a Porto Badisco

Per gli amanti delle escursioni e delle giornate a contatto con la natura c'è un itinerario che è una vera e propria tappa imprenscindibile per chiunque trascorra anche un breve periodo in Salento: il percorso che parte dai diversi punti di accesso sulla strada statale che corre lungo la costa e arriva all'antica torre costiera è davvero suggestivo, e vale la pena di una passeggiata, per quanto impegnativa.

Partendo dalla località nelle vicinanze di Otranto, seguendo la litoranea, si può lasciare l'auto in uno qualsiasi dei parcheggi a disposizione ed incamminarsi verso la punta che ospita quanto rimane della torre di avvistamento cinquecentesca, posta a controllo degli accessi costieri.

L'inizio dell'itinierario conduce in breve tempo ad una caletta nascosta, nota in tutta la Puglia come sede del mitico sbarco di Enea nel Salento. Negli anni, lo stesso evento legato alla leggenda viene collocato a qualche chilometro di distanza, nella località limitrofa di Castro.

La spiaggia chiara si immerge in un mare cristallino, e non sono pochi i visitatori che approfittano della sosta per fare un bel bagno, prima di iniziare il percorso che porta fino ai ruderi della torre. Nell'angolo occidentale della caletta si possono scorgere dei gradini, sebbene piuttosto disconnessi, che sono il reale inizio dell'itinerario: una volta saliti, infatti, ci si trova su un sentiero che si tuffa dentro la pineta, per proseguire poi nella vegetazione un po' brulla e cotta dal sole tipica della zona.

Si giunge così alla torre costiera Torre Sant'Emiliano , affacciata su un piccolo promontorio: si tratta di un sito non ben conservato, e questa è una caratteristica da tenere presente nel raggiungerlo per non commettere imprudenze e non rischiare di farsi male.

La stessa salita che porta ai resti della torre è piuttosto disconnessa; sebbene non si tratti di un percorso difficile, questa ultima parte è piuttosto impegnativa e necessita di una grande attenzione nel camminare e nell'arrampicarsi. Il premio, però, una volta arrivati in cima, è uno splendido panorama a picco sul mare, che unisce al paesaggio anche la suggestione di essere immersi in secoli e secoli di storia locale, per quanto i suoi resti, purtroppo, non siano curati con l'attenzione di cui avrebbero bisogno.

Itinerario speleologico a Porto badisco : la grotta dei Cervi

Era il 1970 quanto il Gruppo Speleologico Salentino di Maglie, ebbe modo di scoprire quella che sarebbe stata denominata la Grotta dei Cervi.

Come tutte le scoperte, anche questa fu del tutto casuale: durante una esplorazione, il gruppo di appassionati speleologi si era fermato a mangiare dalle parte di Porto Badisco e un componente che si era staccato dal gruppetto, trovò un cumulo di pietre dalle quali proveniva un flusso di aria. Avvertito il resto della compagnia, gli speleologi incominciarono a spostare le pietre rivelando l’ingresso alla grotta e notando dei graffiti alle pareti.
 

Quasi tremila sono i pittogrammi che sono stati trovati nello spazio della grotta che risalgono al Neolitico. Sono scene di caccia, simboli sconosciuti, riti danzanti che sono stati dipinti con una soluzione di ocra rossa e guano di pipistrello che, purtroppo, sta lentamente deteriorandosi anche se i 18° di temperatura e quasi il 100% di umidità hanno consentito la conservazione di questi disegni che, però, non potrebbero resistere al flusso di visitatori. La grotta dei Cervi è quindi off limits per tutti che, comunque, hanno modo di conoscerla grazie ad un progetto che vede la sua visita virtuale.
Sono tre i corridoi più grandi lunghi trecento metri e che scendono di oltre venticinque metri sotto il livello del mare. L’angusta entrata rende problematico il passaggio ma le scene che si vedono dopo, valgono la pena di tanta fatica. Molte le figure di cui bisogna ancora dedurne il significato ma si evidenziano le impronte di piccole mani come spesso trovato anche in altre grotte all’estero.
 

La datazione è stata scientificamente accertata e risale a circa 5.600 anni avanti Cristo e quindi in pieno neolitico. Le missioni speleologiche hanno trovato ossa di bue primigenio e di cervo, frammenti di ciotole, denti di canidi, lische di pesce ma non è ancora stato sciolto il nodo delle competenze tra gli Enti che dovrebbero prendere in carica questo sito, tutelandolo e autorizzando specifici studi e l’inizio di un progetto a firma dei Servizi informatici bibliotecari d’ateneo dell’Università del Salento che vuole, insieme alla Soprintendenza dei Beni Archeologici regionale della canadese Iit-Ncr specializzata nel Visual Information Technology, di acquisire attraverso attrezzature come scanner laser e digitali, tutta l’intera struttura morfologica della grotta per servirsene, ricostruendola fedelmente in modo da dare la possibilità a tutti di poter visitare il suo clone fedele al 100% e, soprattutto, per conservare le immagini destinate a scomparire nel tempo.

Itinerario naturalistico: scopriamo Punta Palascia

A molti potrebbe non dire nulla ma Punta Palascià è il punto più ad est della nostra penisola.

Esattamente è il luogo dove, per primo in Italia, si può ammirare il sorgere del sole ed è anche dove si incontrano il Mar Ionio e il Mare Adriatico.
Il panorama che si ammira è davvero notevole e in passato, è stato un punto strategico per l’avvistamento di navi nemiche. Gli amanti del diving potranno godere di immergersi in un mare incontaminato che presenta dei pittoreschi fondali che faranno la loro felicità e che potranno raggiungere attraverso delle specifiche escursioni con partenza da Otranto.

Punta Palascià, o anche Capo d’Otranto presenta un fascino del tutto particolare che è famoso in tutto il Salento e che è caratterizzato da un faro costruito a metà Ottocento e che testimonia oggi, una sorta di monumento di archeologia industriale. Il faro recentemente ristrutturato, non è più in funzione fa parte di un paesaggio che, non agevole da raggiungere, conserva la natura in totale bellezza e integrità.

Per esplorare questo luogo è possibile scegliere uno tra due percorsi possibili: il primo, rappresentato da una strada non asfaltata ma particolarmente indicata per godere di una bella passeggiata e che si reca proprio verso il vecchio faro e che prosegue verso la rocciosa scogliera; una seconda, indicata per i più sportivi che vogliono cimentarsi in un percorso più difficile perché presenta alcuni punti da scalare, che si dipana dalla vicina strada litoranea che conduce a Santa Cesarea e che si sviluppa in stretti sentieri di innegabile bellezza ma sui quali prestare la massima attenzione.

Al di là della scenografica collocazione, il faro è stato riconosciuto dalla Comunità Europea uno tra i cinque più importanti del Mediterraneo per via della sua architettura dove ha trovato sede una esposizione multimediale del mare circostante dove vengono spiegate flora e fauna tipiche della zona.

Non va dimenticato anche l’importante Grotta dei Cervi, risalente al periodo neolitico che si trova nella vicina Porto Badisco che, anche se non visitabile, è una preziosa testimonianza della preistoria europea in quanto conserva un lungo corridoio dove, ottimamente conservati, sono visibili pittogrammi risalenti a quel periodo.
La zona fa parte del Parco Costa Otranto – Santa Maria di Leuca e Bosco di Tricase, istituito per proteggere la bellezza della scogliera che precipita a strapiombo sul mare.
E’ tradizione dei salentini quella che vuole attendere l’inizio del nuovo anno proprio sotto il faro tanto che, il 31 dicembre 1999, furono migliaia le persone che attesero l’alba del nuovo millennio in questa zona tra le più belle ed incontaminate della nostra penisola.

Itinerario religioso: la Cattedrale di Otranto

La Cattedrale di Otranto è la più grande e maestosa del Salento e vanta una storia molto antica: fu edificata durante il Medioevo, nel secolo XII, e dedicata a Santa Maria Annunziata. Questo edificio offre un'affascinante mescolanza di stili risalenti a epoche diverse: sugli influssi bizantini e paleocristiani trionfa però lo stile romanico, subito evidente nella facciata a doppio spiovente, semplice eppure imponente nella sua austerità.

Sopra il grande portale, ai cui lati si ammirano due finestre monofore, si apre un ampio rosone rinascimentale, che fu fatto costruire dopo la devastante invasione turca del 1480, nel corso della quale Otranto subì un assedio durissimo e la Cattedrale fu trasformata in moschea, con la conseguente distruzione degli affreschi duecenteschi.

Il portale della chiesa e l'architrave che lo sormonta sono stati aggiunti in epoca barocca. L'interno a tre navate colpisce il visitatore per le preziose dorature del soffitto e il pannello decorativo in argento posto sull'altare, raffigurante l'"Annunciazione". Di grande interesse storico è inoltre la cappella dei Martiri, alla fine della navata destra: in essa sono infatti conservati i resti degli ottocento martiri di Otranto decapitati dai Turchi durante l'invasione del 1480, per non essersi voluti convertire all'Islam, restando fedeli alla religione cristiana.

L'antichità della Cattedrale è testimoniata dai resti di pitture bizantine apprezzabili lungo la navata destra, ma ciò che le conferisce particolare fama è senza dubbio il mosaico pavimentale: una decorazione preziosa, che si estende per tutte le navate, l'abside e il presbiterio.

Fu commissionato dall'arcivescovo Gionata ed eseguito dal 1163 al 1165 da abili maestranze, capeggiate da Pantaleone, che era un monaco di origine orientale, testimone di come in quella fase storica a Otranto potessero convivere in modo originale e pacifico cultura d'Oriente e d'Occidente. Il mosaico, popolato da misteriose e affascinanti creature, angeli, diavoli e mostri, si sviluppa intorno al tema dell'albero della vita e comprende storie del Vecchio Testamento e degli antichi romanzi cavallereschi, affrontando le importanti problematiche della lotta tra il bene e il male, tra i vizi e le virtù.

Non stupisce, quindi, come questa eccezionale opera d'arte architettonica sia diventata meta imprescindibile per chi dedice di trascorrere una vacanza a Otranto.

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